La comunità come elemento imprescindibile dell’offerta turistica porta a riflettere sul suo valore umano ed economico.
Il termine necessariamente implica un insieme di
persone che condividono un territorio, una parlata, uno stile di vita, un percorso storico, interessi e consuetudini comuni. E’ quindi un
riconoscersi cittadini diversi perché unici, portatori di caratteristiche
particolari originali e attraenti. La nostra isola ha tutte le doti per ritrovare e rafforzare questo spirito. Abbiamo un
ambiente naturale invidiabile, una storia unica, una parlata speciale,
espressioni artistiche eccellenti nella lingua, nella pittura, nella musica. Dovrebbe così
emergere uno spirito di solidarietà e di orgoglio in ognuno di noi. Negli ultimi
decenni questo sentimento anziché diffondersi ha lasciato il posto in alcuni a
un atteggiamento critico e distruttivo, che ci ha portato ad una profonda crisi. Il senso di
comunità va progressivamente ricostruito se vogliamo che per tutti noi ci sia
un futuro. La cultura,
come argomento di programma, non può prescindere da esso, poiché con questo
termine si definiscono le conoscenze e le esperienze di un gruppo e quindi la sua
identità, ma anche la visione di un futuro comune di benessere per tutti.
Se poi
analizziamo la questione dal punto di vista strettamente turistico- economico,
non possiamo ignorare che sia cresciuta la domanda di esperienze che possano
rappresentare per il consumatore elemento di crescita e di arricchimento
spirituale e intellettuale. Si parla di turisti che sono interessati alla
cultura, all'ambiente, alla storia dei luoghi visitati. Non possiamo certo
competere con altre località balneari che offrono maggior numero di eventi, offerte
meno costose in rapporto a proposte simili, ma possiamo offrire delle emozioni
che altri non sono in grado di dare. Lo possiamo fare anche nei mesi non
estivi. In che modo? Soprattutto sviluppando un atteggiamento solidale.
Nell'esperienza turistica risulta di
grande valore entrare in una comunità viva e reale, nelle sue consuetudini, nei
suoi ritmi, nelle sue peculiarità. Penso a quale attrattiva possa essere ad
esempio osservare la vita dei pescatori, visitare un casone, ascoltare i
ragazzi del luogo che parlano della storia della nostra città o persone (magari
di un’associazione) che raccontano le leggende locali. Non si tratta di alimentare una
visione nostalgica, ma proprio di riconoscere il valore e la modernità delle
tradizioni, i contenuti che certe forme di esperienza umana possono ancora
trasmettere e proiettare verso il futuro.
Considerare il turismo come una grande
opportunità non solo economica ma anche culturale, sociale e civile, partendo
da una visione di vantaggio comune. Riscoprire la memoria, che non è un elemento statico, ma un potente
contenitore che raccoglie diverse storie e permette di riflettere su quello che
eravamo e siamo diventati, di confrontarci con altri anche sui modi di affrontare il futuro.
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